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Le orche rischiano di sparire per inquinanti proibiti da 40 anni

Messi al bando in quasi tutto il mondo, i PCB (Policlorobifenili) permangono nell'ambiente e vengono assimilati dai cetacei, compromettendo la loro capacità riproduttiva. In pericolo oltre la metà delle popolazioni
ALTRO che orche assassine, il veleno che le minaccia lo abbiamo prodotto noi e immesso nell'ambiente in quantità industriali quasi un secolo fa. E anche se è stato messo al bando da circa 40 anni, è ancora presente e continua a essere un rischio per la sopravvivenza di questi cetacei. I PCB (Policlorobifenili) sono sostanze tossiche proibite in quasi tutto il mondo da decenni, ma uno studio recente pubblicato su Science ha dimostrato che si trovano ancora, a livelli di guardia, nei tessuti delle orche.

Le orche sono al vertice della piramide della catena alimentare, per questo motivo il loro corpo tende ad assorbire una grande quantità di contaminanti dalle prede. Ma l'indagine di un team internazionale guidato dal danese Jean-Pierre Desforges, del Dipartimento di Bioscienze dell’Arctic Research Centre dell’Aarhus Universitet, analizzando i tessuti di diverse popolazioni in tutto il mondo, ha riscontrato valori fino a 1.300 milligrammi al chilo nei loro tessuti. Sono tra i più contaminati al mondo da questa sostanza che ha effetti deleteri sul sistema immunitari e sulla capacità di riproduzione.

• PCB AL BANDO
Scoperti alla fine dell'800, la produzione di PCB a livello industriale è iniziata negli anni '30 del '900. Formano un liquido denso, usato come fluido idraulico, oli lubrificanti, pitture e stabilizzatori di cemento fino alla carta copiativa. Secondo i dati riportati da Science, ne furono prodotte più di un milione di tonnellate prima che gli scienziati trovassero un collegamento con l'insorgenza di tumori, e problemi al sistema immunitario e ghiandolare. Sia negli uomini che negli animali.

Era la fine degli anni '70: da allora, a partire dagli Stati Uniti, il divieto di produzione si è esteso ma è diventato globale solo nel 2004. Forse già troppo tardi. Perché i PCB non spariscono, restano nell'ambiente, soprattutto nelle acque dell'oceano e continuano ad avvelenare le orche che non possiedono un metabolismo adatto per rompere queste molecole. E il rischio potrebbe riguardare altri predatori all'apice della catena alimentare come gli squali, i delfini ma anche le foche.

• PIÙ DELLA METÀ A RISCHIO
Il processo è sempre lo stesso che abbiamo conosciuto, per esempio, con plastiche e microplastiche. Sostanze tossiche vengono scaricate nell'ambiente, soprattutto in acqua, dove entrano nella catena alimentare. A farne più le spese sono i grandi mammiferi o predatori che ne occupano il vertice.

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La popolazione di orche in tutto il mondo ha conosciuto, negli ultimi anni, un vistoso declino soprattutto in alcune aree. L'indagine del team guidato da Desforges ha evidenziato come, nelle 19 popolazioni analizzate, più della metà, secondo i modelli, vedrà una riduzione degli esemplari. Si tratta soprattutto di quelle che vivono al largo della Gran Bretagna, nel mare del Nord, attorno a Gibilterra e vicino alle coste del Brasile, dove le concentrazioni sono più alte.

Le orche sono animali dalla scarsa capacità riproduttiva: danno alla luce un solo piccolo dopo una gestazione lunga un anno e mezzo. I PCB poi, si legge nello studio, si accumulano nel grasso e vengono trasmessi ai cuccioli attraverso la placenta e il latte materno. Un avvelenamento che passa di madre in figlio, tanto che potrebbe portare a una totale scomparsa di queste popolazioni nel giro di 50 anni.

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