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Trivelle, il referendum è molto utile. Se vogliamo difendere l ... - SardiniaPost

SardiniaPostTrivelle, il referendum è molto utile. Se vogliamo difendere l ...SardiniaPostSe queste richieste venissero accolte avrebbero un impatto devastante sull'ambiente e sulla salute. Un esempio per tutti. In Basilicata si concentra il 70% dell'estrazione nazionale di idrocarburi liquidi e solidi. Ebbene, nel piccolo paese di Carleto ...

Uno degli argomenti più utilizzati dai sostenitori del NO al referendum del 17 aprile sarebbe la sua sostanziale inutilità: in Sardegna non abbiamo attività di ricerca di idrocarburi solidi e liquidi entro le dodici miglia marine. Tra questi persino il Presidente della Regione che, nei giorni scorsi, si è prodotto in un poco invidiabile elogio dell’incoerenza: voterà NO ad un referendum da lui stesso voluto e sostenuto. Ma, come si sa, di questi tempi la coerenza è diventata oramai la virtù degli stolti. In Sardegna l’esito del referendum assume una rilevanza decisiva.

Sulla nostra isola pendono una serie di richieste di permessi di ricerca e di estrazione, sia in mare che sulla terraferma, che potrebbero avere il via libera se a vincere fossero i No. La multinazionale norvegese Tgs- Nopec ha depositato richieste di permessi di ricerca per idrocarburi solidi e liquidi nel mare prospiciente le coste sarde per un’area estesa quanto l’intera superficie dell’isola: 20 mila Kmq tra la Sardegna e le Baleari, ad appena 24 miglia dalle coste sarde e a oltre 12 miglia dall’area protetta del Santuario dei cetacei.

Sono state presentate, inoltre, richieste di permessi di ricerca per idrocarburi solidi e liquidi e per energia geotermica, per una estensione che interessa oltre 200 mila ettari del nostro sottosuolo. Se queste richieste venissero accolte avrebbero un impatto devastante sull’ambiente e sulla salute. Un esempio per tutti. In Basilicata si concentra il 70% dell’estrazione nazionale di idrocarburi liquidi e solidi. Ebbene, nel piccolo paese di Carleto Perticara, situato a quattro chilometri dal famigerato centro di “Tempa Rossa”, secondo i dati elaborati da “Medici per l’ambiente”, il tasso di mortalità è cresciuto, tra il 2011 e il 2014, del 23 per cento.

Nell’intera regione il tasso di dimissioni per tumori in età pediatrica è più alto del 33 per cento rispetto al Meridione e del 42 per cento rispetto al dato nazionale. In provincia di Potenza il tasso di ospedalizzazione per tumore maligno nei maschi tra zero e quattordici anni è cresciuto del 48 per cento. Quella che si prospetta per la Sardegna è un’ulteriore, allarmante, “servitù”, che andrebbe ad aggiungersi a quelle già esistenti: servitù militari che insistono su 35 mila ettari di terra sarda, servitù industriali in disfacimento che hanno finito per inquinare 445 mila ettari di terreno, aria e acqua.

Tutto questo in una regione in cui un sardo su tre vive a contatto con un sito industriale inquinato e gli uomini e le donne muoiono di più a causa dell’alta incidenza dei tumori polmonari e della pleura; i bambini che nascono in prossimità dei siti inquinati presentano delle modificazioni del DNA; gli ex operai della fabbrica di Ottana stanno morendo a causa della loro esposizione aIl’amianto; nel Sulcis si registra un preoccupante picco di casi di sclerosi multipla.

L’incoerente posizione del Presidente della regione è in linea con la politica ambientale ed energetica della sua giunta: vecchia, dannosa, costosa. Non a caso si continua a discutere di nuove centrali a carbone a Portovesme, si finanzia l’ampliamento degli inceneritori di Tossilo e di Macchiareddu, si parla di una nuova discarica nei comuni di Uta e Capoterra, si accetta supinamente la possibilità che il governo Renzi ci faccia “dono” di un terzo inceneritore. Scelte anti storiche che contraddicono le linee guida delle società scientifiche e della stessa Comunità europea. L’appuntamento referendario deve essere l’occasione per dire – votando Sì – un sonoro No alle trivellazioni e per rivendicare un’idea nuova di sviluppo.

Massimo Dadea

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