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L'arte di Remo Bresciani - http://www.popolis.it/

http://www.popolis.it/L'arte di Remo Brescianihttp://www.popolis.it/Si tratta della mostra personale dell'artista Remo Bresciani, dal titolo “Miraggi di città”, che è realizzata per la cura di Rosa Lardelli, con il patrocinio dell'Associazione Artisti Bresciani (Aab), grazie alla disponibilità della locale Villa ...

Rezzato (Brescia) – L’iniziativa è dell’Associazione “Ars Vivendi” di Brescia, in sinergia con il Comune di Rezzato, nel cui territorio risiede l’autore e dove si pone pure la sede di quanto è inerente l’articolata proposta visiva di un’interessante parte della sua produzione, dedicata alle “città”, osservate nella loro moderna caratterizzazione.

Si tratta della mostra personale dell’artista Remo Bresciani, dal titolo “Miraggi di città”, che è realizzata per la cura di Rosa Lardelli, con il patrocinio dell’Associazione Artisti Bresciani (Aab), grazie alla disponibilità della locale Villa Fenaroli, storico monumento nazionale assurto ad apprezzata struttura ricettiva nella quale l’esposizione stessa è allestita nella sala d’aspetto e nel corridoio d’ingresso, sviluppandosi, particolarmente, in quel mese d’inverno che rende a febbraio la cadenza bisestile con la quale il 2016 allunga la propria estrinsecazione effettiva.

Ad ingresso libero e gratuito, la mostra è visitabile tutti i giorni, dalle ore 10 alle ore 22, fino alla giornata conclusiva di giovedì 3 marzo, durante la quale è, pure, prevista una contestuale manifestazione d’intrattenimento, affidata alle evoluzioni della Scuola da Ballo “Le Rondinelle” di Ghedi.

Le città immaginate da Remo Bresciani esprimono quelle poliedriche soluzioni artistiche che sono significative delle rispettive tecniche compositive attraverso le quali rivelano le proprie rappresentazioni intrinseche.

Tali metodiche espressive costituiscono le emblematiche ideazioni di un corrispondente e di un eclettico intuito attuativo, propenso a condensarne la varietà sperimentata alla sequela di vagheggiati sguardi d’insieme, interpretati nel rendere, ad un tema omogeneo, un onirico ed un avvincente itinerario evocativo.

Tecnica mista polimaterica, istallazioni tridimensionali ed elaborazioni fotografiche incise su alluminio: sono approcci diversi per penetrare efficacemente una certa immagine di città, traslata dall’eloquente visione di quelle tipiche costruzioni che, nelle moderne prerogative architettoniche, assimilano l’indotto di congestioni urbanizzate secondo un’insistente serie di svettanti volumetrie che sono emulate da Remo Bresciani in molteplici prospettive allegoriche.

Fausto Lorenzi, Remo Bresciani e Rosa Lardelli
Fausto Lorenzi, Remo Bresciani e Rosa Lardelli

Spiega, fra altre considerazioni, il critico d’arte Fausto Lorenzi, pure relatore dell’intervento di presentazione, condiviso con i molti presenti all’inaugurazione, scrivendo nel pieghevole illustrativo, appositamente pubblicato, sia in italiano che in inglese, per la manifestazione: “Installazioni, dipinti, fotoincisioni rivendicano lo spirito onirico e visionario che riscatta materiali di lavoro quotidiano in cantiere (basi di legno, reti metalliche, lastre di marmo, corde) nel sogno di una città che non sia fatta solo di tangenziali ed edifici ottusi, e nemmeno fatta solo di planimetrie e dogmi di piano, ma che si faccia orditura di fili invisibili, intreccio di attese e destini, anche quando s’annunciano inquietanti (…)”.

Questa eclettica versatilità d’indagine promana dal consolidato retaggio esplicativo dell’artista che è, fra l’altro, individuato da Rosa Lardelli, referente dell’accennata associazione organizzatrice “Ars Vivendi”, presieduta da Ugo Nappi, nell’affermare che “il suo percorso artistico è caratterizzato da due espressioni d’arte: il fascino del marmo col quale ha realizzato parte dei suoi sogni e la pittura che gli ha creato un mondo parallelo. Ha partecipato a diverse manifestazioni ed ha ricevuto significativi premi. I suoi lavori si trovano in collezioni private e pubbliche, in Italia e all’estero”.

Della tematica da lui proposta, disciplinata nella rappresentativa selezione di questa manifestazione espositiva, la giornalista Francesca Zani, pure intervenuta nel corso dell’evento inaugurale della mostra stessa, ha, fra l’altro, scritto dalle colonne del quotidiano “Giornale di Brescia” di venerdì 29 gennaio che “negli antichi spazi della villa, ecco materializzarsi il sogno di moderne città mai viste da Bresciani, eppure esplorate con la potenza dell’immaginazione fin nei minimi dettagli, alla ricerca di un’umanità invisibile, ma tutta presente e del suo vissuto. Opere che rimandano alle “Città Invisibili” di Italo Calvino e alle sue città immerse in una dimensione fiabesca”.

L’incontro fra la letteratura e l’arte che paiono compenetrarsi nell’autentica ispirazione dell’apprezzato artista di Rezzato, è messo in risalto, sul pieghevole della mostra, anche dall’assessore alla Cultura del suo paese, Claudio Donneschi, presente, insieme al sindaco, Davide Giacomini, nell’avvicendarsi degli applauditi interventi, susseguitesi nel corso dell’affollata inaugurazione: “Il pittore Remo Bresciani non aveva letto il romanzo di Italo Calvino “Le città invisibili” (1993), ma la sua ricerca espressiva di questi ultimi anni – provocata per l’appunto dal desiderio di interpretare la modernità dei centri urbani più avveniristici indagandone i limiti e le possibilità – esprimeva idealmente il medesimo percorso interpretativo che aveva portato il grande scrittore italiano del Novecento a costruire città ideali nate dalla fantasia di un moderno Marco Polo, alle prese con il desiderio di conoscenza di Kubilai Kan”.

Queste città sono velate caricature della condizione dell’uomo contemporaneo, anche alle prese con la ricerca di un orizzonte di senso, nell’ambito dell’ormai saturo evolversi della società industrializzata nella stratificazione di un urbanesimo imperante che, in parte, sembra faccia accantonare l’antico adagio popolare che “l’aria della città rende liberi”.

Ne sono la riprova anche certe affermazioni che Italo Calvino calava nell’allusiva realtà della località immaginaria denominata “Tamara”, nella quale “La città ti dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso e, mentre credi di visitare Tamara, non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti”, in un diffuso tripudio di sollecitazioni visive nelle quali la coscienza pare non riesca, quindi, ad emanciparsi da una ragnatela di condizionanti effetti, per i quali “sotto un fitto involucro di segni”, “l’occhio non vede cose, ma figure di cose che significano altre cose”.

Remo Bresciani pare insinuarsi in questa sdrucciolemiraggi_di_città_operavole dimensione di infrastrutturale involucro esistenziale, affrontando l’esponenziale giganteggiare cittadino, fino ad esorcizzarlo per il tramite del suo stesso carisma compositivo che, alle opere da lui realizzate, relega i riferimenti dell’impronta umana, sollecitata a dominare l’insieme comunitario di ciò che, dai manufatti stessi, si astrae da un massificato scenario collettivo.

Una coraggiosa mediazione culturale nei confronti di un complesso tema di attualità contingente che l’autore ha già, in parte, sviluppato, nell’analogo periodo dedicato alla sua mostra personale “Miraggi di città”, fra il febbraio ed il marzo però del 2010, attraverso l’allestimento dell’esposizione denominata, invece, “Città s-velate”, nella sede dell’Aab di Brescia, nel contesto della quale, in un apposito catalogo, il critico d’arte Fausto Lorenzi esordiva il proprio contributo d’analisi, descrittivo del notevole lavoro dell’autore, partendo da una citazione di Jean Baudrillard, già di per sé, significativa del rendere allo stesso contesto espositivo un’importante traccia di spiegazione: “Il miracolo, oggi, è che le apparenze – da molto tempo ridotte a una schiavitù volontaria – si rigirano verso di noi e contro di noi, sovrane, tramite la stessa tecnica di cui ci serviamo per espellerle. Esse arrivano d’altronde proprio adesso e qui dal loro luogo, dal cuore della loro banalità, fanno irruzione da ogni dove, moltiplicandosi da sole”.

Arginando metaforicamente questa tentacolare omologazione alienante, Remo Bresciani ne attesta il fenomeno sociologico insinuante, includendolo negli effetti delle sue opere, per lo più, realizzate in un formato importante, in cui si dimensiona la provocazione concettuale di una riflessione deflagrante nelle ravvisate proporzioni di un urbanesimo imperante, colto dall’osservazione del reale ed operativamente interpretato trasmutando certi materiali, anche di risulta e di una riconversione strabiliante, ai quali l’artista attribuisce la funzionalità di una messa a punto utile nell’assecondare i particolari della sua produzione affascinante.

Questo caratteristico impatto scenografico si è, ormai da tempo, innestato nel percorso creativo dell’artista, sancendo un passaggio dalla visione tradizionale dell’arte, esercitata nella pittura post-impressionista, inducendolo ad approdare all’impegno verso una sintesi espressiva ispirata, invece, a quell’immaginazione che, in una sorta di neorelismo convinto, è affidata ad una simulazione tematica spesa fino in fondo, per porre, fra l’altro, l’interrogativo di quale città andiamo quotidianamente a costruire nella vocazione umana costantemente sollecitata a progredire.

La mostra si è ufficialmente aperta con il concorso di molte personalità legate al mondo dell’arte, facendo riscontrare, durante l’inaugurazione, attestazioni di stima e di attenzione verso l’artista da parte, fra gli altri, di Dino Santina, presidente dell’Aab, del pittore Pierangelo Arbosti, delle pittrici Laura Zani e Tiziana Zini, della prof.ssa Marta Mai, dello scultore Gianpietro Moretti, dell’artista Gianni Buzzi, di Rosangela Zipponi, al vertice dell’associazione “Amici dell’Arte di Lumezzane”, di Ilario Mutti, presidente della “Associazione Rezzato Arte e Cultura”, di Andrea Barretta, scrittore e gallerista presso AB/arte di Brescia, di Silvana Franzoni responsabile dell’associazione “Amici dell’arte e del Paesaggio” di Rezzato, mentre per il servizio d’immagine, sono intervenuti gli operatori Luigi Mazzoleni, Andrea Damiani e Cesare Belotti.

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